Affermazione di una iconografia

Sezione I

Sezione 1_400Nell’elaborazione dell’iconografia della Santa un significativo punto di partenza è la grande tavola lasciata incompiuta da Riccardo Quartararo nel 1506 raffigurante Santa Rosalia dinanzi alla Vergine, tramandataci come una delle prime immagini di Rosalia, antecedente alla proclamazione a patrona cittadina. Sostenuta dall’interpretazione simbolica del gesuita Giordano Cascini, fin dai primi decenni del XVII secolo essa ha segnato l’immagine di Rosalia come nobile fanciulla di stirpe regale, abbigliata in ricche vesti, che ha tradizionalmente affiancato la raffigurazione in saio bruno quale eremita penitente.

Ma è in conseguenza del ritrovamento del corpo ritenuto miracoloso che l’immagine della Santa si diffonde straordinariamente. Nessun artista attivo a Palermo potè sottrarsi alle numerose richieste della committenza a partire com’è noto, da Antoon Van Dyck, presente a Palermo tra il 1624 e il 1625, che contribuì in modo determinante a fissare l’iconografia della Santa come giovane donna dai lunghi capelli biondo-rossi, come nella tela ritenuta autografa delle nostre collezioni. La fortuna dei modelli vandyckiani è testimoniata dalle numerosissime copie coeve o poco più tarde, fino alle prove ottocentesche di Annetta Turrisi Colonna, eseguite quando ormai la stragrande maggioranza delle opere del Van Dyck aveva lasciato la città. L’influsso del grande pittore si fece sentire anche attraverso le illustrazioni incise da Philippe de Mallery ed inserite nel volumetto a stampa dedicato alla Vita della Santa, edito ad Anversa nel 1629, come prova l’inedito gruppo scultoreo in marmo alabastrino, di squisita fattura, raffigurante la Madonna col Bambino che benedice Santa Rosalia.

Anche artisti della generazione precedente al maestro anversese come Pietro d’Asaro si misurarono con la nuova iconografia, interpretandola alla luce della propria formazione; e a seguire, dal Novelli alla sua cerchia, fino alla vena narrativa delle opere di Giuseppe Patania, Rosalia è declinata nelle diverse culture figurative, dal barocco maturo alle estasi composte di fine Settecento, ai toni più intimisti delle raffigurazioni ottocentesche, in opere grafiche e piccoli formati. 

In numerosissimi casi coprotagonista è Palermo, la città che ella ha salvato dalla peste e che l’ha eletta patrona, raffigurata a volo d’uccello, riconoscibile con le sue mura e l’arco della Cala, o con il golfo ed il monte Pellegrino sullo sfondo, a testimoniare l’indissolubile legame tra la Santuzza e la capitale viceregia.