Il culto e le reliquie
Sezione II

Tra i maggiori protagonisti delle arti impegnati a elaborare adeguate risposte alle nuove esigenze di culto emergono Mariano Smiriglio, Pietro Novelli e Giacomo Amato. Furono artisti di tale levatura a progettare e realizzare imponenti altari e reliquiari in argento, commissionati dal Senato palermitano, dagli ordini religiosi o da personalità di spicco.
Di particolare rilievo i due studi per l’Urna di Santa Rosalia, già attribuiti a Pietro Novelli ma recentemente ricondotti all’architetto del Senato, oltre che affermato pittore, Mariano Smiriglio, varianti di uno stesso progetto da riferire con ogni probabilità alla magnifica cassa reliquiaria realizzata nel 1631 su disegno dello stesso Smiriglio, oggi custodita in Cattedrale; il foglio, di mano del Novelli, probabilmente da sottoporre ad un committente per l’approvazione, raffigurante un altare completo di pala con l’immagine di Santa Rosalia morente, in cui emerge l’abilità dell’artista anche in qualità di architetto, carica che ricoprì per il Senato cittadino ed il Regno di Sicilia; lo straordinario disegno di Antonino Grano per il reliquiario donato dal vicerè Duca di Uzeda al Tesoro di Monte Pellegrino, ideato da Giacomo Amato, con l’invenzione tutta barocca del leggiadro angioletto che regge un’allusiva corona di rose.
All’Ottocento risalgono la piccola tela con la Processione di Santa Rosalia, immaginata quasi come una scena teatrale, con una fantasiosa urna reliquiaria che appare ispirata alla prima cassa realizzata nel 1624 e una rappresentazione storicistica della città di Palermo, della quale sembrano potersi indovinare il Palazzo Arcivescovile e la Cattedrale sullo sfondo; ed in ultimo il grande armadio altare proveniente da Palazzo Mirto, destinato alla devozione privata, con la Santa, in atteggiamento estatico, raffigurata su una delle ante, probabile opera del pittore palermitano Giuseppe Carta.