Monte Pellegrino ed il Santuario
Sezione III
Il Sacro Monte dei Palermitani, l’originario Ercta dalla denominazione greca riferita alle ripide pareti rocciose, luogo ricco di stratificazioni culturali e simbolicamente intriso di significati apotropaici, secondo la tradizione agiografica di Rosalia, fu meta prescelta dalla Santa che qui visse in eremitaggio entro una spelonca fino alla morte, avvenuta intorno al 1170.
In seguito diversi eremiti di ispirazione francescana abitarono i medesimi luoghi rosaliani, la “grotta” ricordata dalle fonti e l’antica chiesetta sorta nei pressi; la tradizione ricorda in particolare la figura di San Benedetto il Moro che nel corso del Cinquecento, insieme ai confratelli della comunità eremitica del Monte, avrebbe dato inizio alle ricerche delle reliquie della Santa, rivenute infine il 15 luglio 1624.
Monte Pellegrino compare spesso quale vero e proprio coprotagonista nei paesaggi sullo sfondo, con i suoi netti volumi a dominare la città, il mare, il golfo, la piana della Conca d’oro. In altri casi invece viene focalizzato il particolare della spelonca abitata dalla Santa e poi, in innumerevoli versioni a disegno e a stampa, il Santuario contiguo.
L’aura di tali ambientazioni affascinò artisti locali e stranieri, inglesi in primo luogo, che lungo i percorsi tracciati nei secoli precedenti dai viaggiatori del Gran Tour alla ricerca della vera identità del paesaggio siciliano, nel Monte Pellegrino e nei luoghi sacri di Rosalia riconoscevano l’autentica anima della “sicilianità” talora interpretata con una sottile vena romantica.
Durante l’Ottocento artisti palermitani versatili e molto richiesti come Giovan Battista Carini e Tommaso Riolo si specializzarono in piacevoli vedute e paesaggi in cui il santuario rosaliano sul Monte, costantemente meta di pellegrini, fedeli e viaggiatori, acquisiva un particolare fascino scenografico. Velocemente schizzato nei disegni o riprodotto in primo piano nelle incisioni, l’ambiente sacro del Santuario appare inserirsi armonicamente nell’irto paesaggio montano con la roccia che sembra pervadere lo spazio.