L'Oratorio dei Bianchi
Dal fondo dell'ex chiesa di Santa Maria della Vittoria si accede al grandioso scalone che immette all’aula religiosa del piano superiore e agli altri ambienti dell’oratorio della confraternita del Santissimo Crocifisso dei Bianchi, edificato a partire dal 1542 sopra la preesistente costruzione ed accessibile un tempo solo dalla candida facciata tardo settecentesca di piazzetta dei Bianchi. La nobile Compagnia, detta “dei Bianchi” per via del colore dell’abito cerimoniale che solo a loro era concesso portare, era stata fondata nel 1541. Ad essa aderivano i maggiorenti della città con il compito di confortare nella buona morte i condannati; il memorialista Valerio Rosso scriveva intorno al 1590 che non poteva entrare alcuno nella compagnia che non fosse “cavaliere, di vero signore titulato, eccettuati li preti”.
I confrati godevano di numerosi privilegi. Nel 1580 fu loro concesso gratuitamente dal Senato cittadino il terreno nell'area retrostante alla tribuna della Chiesa della Vittoria, ove poter edificare un ampliamento. La costruzione continuerà a crescere nei secoli successivi, fino alla configurazione attuale. Devastato da un incendio nel 1600, l'edificio venne ricostruito tra il 1681 e il 1686 con l'aggiunta del grande portico con pilastri a bugnato su Via dello Spasimo e del sovrastante salone degli “aggiontamenti”, destinato alle riunioni dei confrati. Lo scalone di accesso in marmo bianco a due rampe decorato da tondi a rilievo fu realizzato nel 1744 su progetto di Emanuele Caruso dai marmorari della famiglia Musca.
Nella seconda metà del XVIII secolo si procedette alla definizione degli interventi decorativi della grande aula oratoriale, nota come la più ampia della città, e dell'antioratorio.
Il pavimento dell'oratorio, composto da 2200 mattoni maiolicati per una superficie di oltre 200 metri quadrati, del quale restano purtroppo assai poche sopravvivenze, fu realizzato nel 1765 e raffigurava nella parte centrale, tra vasi di fiori, festoni e uccelli su fondo bianco, la scena di Mosè che fa sgorgare l’acqua dalle rocce del deserto.
La decorazione delle pareti fu realizzata sotto la direzione di Carlo Chenchi ed Emanuele Cardona. Le pitture sono opera di alcune fra le più attive dinastie artistiche fra Sette e Ottocento: Benedetto e Stefano Cotardi per i monocromi e i riquadri a tempera, Antonio Mercurio per l'affresco con la Decollazione del Battista e Giuseppe Testa per gli otto pannelli con episodi del Vecchio Testamento. La pala d’altare raffigurante la Crocifissione è opera di Antonio Manno che la firma e data nel 1800.
Segue il fastoso “Salone Fumagalli”, ovvero il salone degli “aggiornamenti” interamente affrescato a trompe l’oeil con grandi vasi, motivi esotici e e paesaggi a monocromo tra colonne dal pittore Gaspare Fumagalli, che vi si firma nel 1776.
Nell’Oratorio superiore sono esposti i pregevoli intagli lignei provenienti dal Collegio Massimo dei Gesuiti, realizzati tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo: il grande bancone della farmacia, la serie di inginocchiatoi con scene della Passione e le parti superstiti del “casciarizzo” di sacrestia della chiesa di Santa Maria della Grotta.